CorpeaWeblog Novembre 2005

 25 Novembre 2005
Il doping non è sport
Come recuperare il valore dell’attività sportiva



Sempre più diffusa è oggi la considerazione che lo sport abbia perduto il riferimento a quei valori che fin dall’antichità ne sono stati gli ispiratori.

Nella Grecia classica l’atleta era considerato un vero e proprio eroe e la vittoria era ritenuta un segno divino. E’ con l’avvento della rivoluzione industriale che lo sport comincia a rivestire un ruolo diverso, di attività fisica e ludica, e soprattutto di attività specifica.

Lo sport rappresenta uno strumento indispensabile per il benessere dell’individuo e un valido modello di sviluppo fisico e psichico, in particolare per gli adolescenti. Tuttavia, sempre più prepotentemente, vanno emergendo gli aspetti disfunzionali dello sport.

I quotidiani riportano notizie di fenomeni e di situazioni che non nulla hanno a che vedere con lo sport. Si pensi al fenomeno della violenza negli stadi o ancora a quello del doping, più che mai al centro di battaglie sportive, politiche e giudiziarie.

La spettacolarizzazione di certe notizie induce l’opinione pubblica a prestare attenzione proprio sugli aspetti patologici dello sport. Qual è la cultura che deve infondere lo sport? Sicuramente non quella della violenza, e non certo quella del doping, modalità attraverso cui l’atleta può migliorare le sue prestazioni sportive e vincere nelle competizioni. In modo sleale.

L’aspetto che desta preoccupazione è soprattutto la considerazione diffusa in alcuni ambienti sportivi e in parte dell’opinione pubblica: con la frase “tutti ne fanno uso” si tende a giustificare un comportamento che contrasta con l’etica sportiva e che risulta essere profondamente dannosa per la salute del giocatore stesso. Senza contare che il doping ha dei riflessi di notevole rilievo soprattutto sul pubblico giovanile. L’evento sportivo contemporaneo suscita nel pubblico un duplice senso di identità. Da una parte vi è una forte componente agonistica del gioco, il fatto che esso si presenti simbolicamente come una “battaglia” che può essere vinta o persa in base a qualità come il coraggio, la tenacia, la resistenza alla fatica, la bravura. Dall’altra parte, il fatto che tutto ciò porta ad instaurarsi tra pubblico e atleti un forte senso di identificazione personale, con la conseguenza che un atleta o una squadra, costituita comunque intorno a giocatori che sono chiamati a dimostrare il proprio valore, possono essere percepiti come una propria emanazione e come rappresentanti di un’identità locale o nazionale. (D. Giovannini, L. Savoia, 2000).

Com’è possibile l’identificazione in un campione che fa dell’uso di sostanze proibite il suo punto di forza?

Inutile dire che oltre al contrasto netto e chiaro al doping, occorre impegnarsi nella prevenzione. Prevenzione che deve realizzarsi attraverso percorsi di sensibilizzazione sui reali pericoli che il doping comporta, prima di tutto per chi ne subisce le conseguenze in prima persona.

Gli atleti devono essere informati sugli effetti deleteri, anche a distanza di anni, delle sostanze stupefacenti e dell’abuso dei farmaci. E’ altresì importante che i giovani, ed in particolare gli adolescenti, siano sensibilizzati sugli aspetti funzionali dello sport, insegnando loro a distinguerli da quelli patologici. E in questo percorso la famiglia e la scuola giocano un ruolo rilevante. Il doping è un modello anticulturale da abbandonare.

Occorre invece promuovere concreti interventi risanatori e sensibilizzare ad una cultura dello sport sano. Obiettivo deve essere infatti quello di recuperare il rispetto di quei principi etici e di quei valori educativi che, anche secondo le parole delle nostre leggi, dovrebbero ispirare le attività sportive.


Prof. Isabella Corradini

articolo tratto da http://canali.libero.it/salute/psicologia.php?esp=n_196psicologia.php


 4 Novembre 2005

IL MIO ALLENAMENTO E’ EFFICACE?

Quanti di voi hanno realmente ottenuto i risultati attesi al termine di una stagione di allenamento?
Una delle motivazioni principali di abbandono dell’attività fisica è che i risultati sono troppo piccoli rispetto alle aspettative. Quali sono i motivi di questi insuccessi? Di chi è la colpa?

Ebbene diciamo subito che un perfetta forma e un fisico atletico non si ottengono facilmente, ma dopo un congruo periodo di allenamento svolto alla giusta intensità e seguendo corrette abitudini alimentari. A questo punto sorgono spontanee alcune domande:
- Dopo quanto tempo è ragionevole attendersi dei risultati?
- Qual è la “giusta” intensità di allenamento?
- Quali sono le “corrette abitudini alimentari”?

E’ chiaro che rispondere a queste domande è estremamente difficile in quanto ogni persona fa storia a sé e ciò che è efficace per l’uno talvolta è inefficace per l’altro. Cercherò quindi di darvi delle nozioni generali in modo che tutti possiate riflettere sulla bontà del programma di allenamento che state seguendo.

La situazione di partenza influenza molto il tempo di raggiungimento dell’obiettivo. Chi è geneticamente dotato di un fisico atletico otterrà dei miglioramenti in un tempo più breve, mentre chi parte da una situazione (ad esempio) di estremo sovrappeso vedrà più tardi il raggiungimento dei propri obiettivi. Prendiamo però il caso “intermedio” di una persona “normale” che ha qualche chilo di troppo e non è un campione mondiale di atletica leggera. Diciamo che è corretto attendere almeno tre mesi di allenamento regolare per vedere i primi risultati. Un risultato significativo è raggiungibile verosimilmente dopo un anno di allenamento; mentre il tanto agognato fisico statuario con addominali a blocchetti, spalle larghe e gambe slanciate richiede anni di allenamento.

Per quanto riguarda l’intensità dell’allenamento è necessario chiarire il significato della parola allenarsi. Ebbene allenarsi significa “METTERE IN CRISI”. Quindi per migliorare una certa capacità (ad esempio la forza) dovrò mettere il mio corpo in difficoltà con prove di forza. Se mi sottoporrò a delle prove di forza non “al limite” i miei sforzi saranno inutili. Per allenare invece l’equilibrio dovrò cimentarmi in prove di equilibrio sempre più complesse. Questo comporta cioè che gli stimoli allenanti siano specifici per quel particolare obiettivo. L’aumento della forza o della capacità di equilibrio sono doti che interessano pochi frequentatori delle palestre. La maggior parte delle persone solitamente ha come obiettivi:
- riduzione della massa grassa
- aumento del tono muscolare
Sono due obiettivi ben distinti che richiedono ognuno una sua specificità. Pertanto si dovranno dedicare delle sedute mirate: allenamento a bassa intensità e lunga durata (cardio fitness, lezioni di gym music, spinning ecc.) per quanto riguarda la riduzione della massa grassa; alta intensità e breve durata per l’aumento del tono muscolare (sala pesi). Chi ha problemi di tempo può conciliare in un’unica seduta entrambi gli allenamenti avendo l’accortezza di fare per prima la parte di tonificazione, e poi la parte cosiddetta “aerobica”.

L’alimentazione è un argomento altrettanto complesso. Non esiste infatti una regola assoluta perché individui con caratteristiche fisiche diverse si alimenteranno diversamente. Esistono innumerevoli tipi di diete dalla “zona” alla “dissociata” dalla dieta del minestrone a quella della patata… Quale scegliere? NESSUNA! Non scegliete voi, ma fate decidere a un esperto nutrizionista. Decidereste da soli come riparare lo scaldabagno? Non chiamereste l’idraulico?

Ciao a tutti!!

Siro Scamutzi


Per pubblicare in questo weblog le tue foto e i tuoi commenti, inviaceli per e-mail a questo indirizzo:
info@corpea.it

Settembre 2006 Maggio 2006 Aprile 2006 Marzo 2006 Febbraio 2006 Gennaio 2006 Dicembre 2005 Novembre 2005 Ottobre 2005 Settembre 2005 Agosto 2005 Marzo 2005